In Cina è aperta da aprile una mostra a Pechino sulla storia della regione autonoma del Tibet.
Già più di 80.000 visitatori hanno potuto constatare di persona che in Cina il Tibet non è una questione tabù, è semplicemente una regione che chiede più indipendenza dal governo centrale.
La questione politica però è una minima parte del problema, con negoziati seri e ponderati si potrebbe anche in tempi brevi giungere ad un accordo, il problema maggiore risiede nella percezione che i tibetani hanno dei cinesi, visti come invasori, oppressori e limitatori della loro libertà religiosa e culturale. Così forse non è del tutto vero ma il superamento di questo ostacolo è di grande importanza per costruire un futuro pacifico tra il Tibet e la Cina.
Anche da parte cinese c'è una percezione errata della questione: il governo tibetano in esilio in India ha subito un lungo processo di democratizzazione e non va più quindi pensato come il governo teocratico dei secoli passati, visto da Pechino come arretrato e incapace di stare al passo con la modernizzazione.
Il Tibet oltre ad essere una terra meravigliosa è una regione strategica, fondamentale per lo sviluppo economico cinese, e il principio della sovranità e dell'integrità territoriale si opponongono al suo desiderio di indipendenza.
Pechino Palazzo della Cultura delle Nazionalità: da aprile al 27 luglio
E' di oggi la notizia che Khedroob Thondup ha ricevuto qualche settimana fa da un alto funzionario cinese l'invito per il Dalai Lama a partecipare ai giochi olimpici di Pechino 2008.
Il capo religioso del buddismo tibetano non si è mai dichiarato contrario ai giochi olimpici visti come un'occasione di incontro, una festa dello sport che avvicina i popoli e non li divide nonostante gli scontri che hanno accompagnato la vigilia di quest'avvenimento. 
Se accettasse l'invito sarebbe un grande passo avanti che auspicherebbe mosse distensive come la liberazione dei prigionieri, la discussione su maggiori autonomie nel quadro dei rapporti già instaurati e magari il rientro in Tibet del governo ora in esilio dopo le tensioni del marzo scorso quando a Lhasa si sono verificate manifestazioni anticinesi seguite da un deciso intervento di Pechino.
Il buddismo è una religione che trasmette un profondo messaggio di pace e molti funzionari cinesi seguono i suoi dettami per cui è evidente che il Dalai Lama accetterà se saranno garantite le condizioni necessarie.
La libertà religiosa è una questione delicata ma è di sicuro un terreno su cui si può instaurare un discorso più ampio che potrebbe comprendere anche questioni come i diritti umani, i diritti delle minoranze, la libertà di coscienza.
Il buddismo tibetano trova più ostacoli alla sua diffisione perchè è una teocrazia ovvero il capo religioso è nello stesso anche il capo politico del Tibet, fatto che pone in essere un conflitto di sovranità tra stato cinese e regione del Tibet. Vedremo Sua Santità che scelta adotterà.
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