30 gennaio 2002 
Domani 21 maggio 2008 la Prima sezione penale della Cassazione deciderà dei prossimi 16 anni di vita di Annamaria Franzoni. In aula ci saranno i suoi legali Paolo Chicco e Carlo Federico Grosso. Il verdetto è atteso in serata e porrà la parola "fine" ad un caso che ha diviso l'Italia tra innocentisti e colpevolisti. Io non mi schiero nè con gli uni nè con gli altri per il semplice fatto che sono i giudici e le corti a stabilire le sentenze e non l'opinione pubblica.
Gli scenari possibili sono due o Annamaria Franzoni ha ucciso suo figlio o Annamaria Franzoni non ha ucciso suo figlio. Questo processo così mediatico e che coinvolge una donna ed una madre ci ha posto difronte a qualcosa di profondamente drammatico. Può una madre uccidere? Le statistiche dicono di sì. In tutto il mondo ci sono casi in cui madri si rendono colpevoli di infanticidio ma la maggior parte delle volte confessano la loro colpa perchè un peso simile negato è un macigno che è umanamente impossibile da sopportare.
Annamaria si professa innocente, dicono che soffre di amnesia, disturbi mentali, dicono che è colpevole anche se non ci sono prove irrefutabili che abbia commesso sul serio questo delitto, efferato perchè le modalità sono agghiaccianti, un figlio si può soffocare, avvelenare, ma quale madre ucciderebbe suo figlio colpendolo violentemente al capo così tante volte che contarle già di per sè sembra un' azione inumana.
Se è colpevole va curata e non certo rinchiusa in un carcere se è innocente non so immaginare prova peggiore da affrontare nella vita per un essere umano. Dicono che una madre muoia il giorno che muore suo figlio, e io penso che domani i giudici dovranno tenere presente questa semplice regola di buon senso.
Condanna peggiore della morte del suo bambino nessun tribunale umano potrà darla, potranno torglierle 16 anni di libertà questo sì, privare i suoi figli della sua presenza e vicinanza. Non invidio quei giudici, nè invidio gli avvocati che in questo processo si sono trovati davanti tanti dubbi e scrupoli morali.
Domani parleranno i fatti, le testimonianze, anche se "Nessuno puo' essere condannato se manca la prova certa della sua colpevolezza" e se domani questo semplice principio fondamentale di diritto sarà violato sarà un giorno ben triste per tutti noi.
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