Una favola russa narra di una ragazza fatta di neve troppo limpida per questo mondo figlia di un'anziana coppia che nella vita era stata molto felice ma non aveva potuto avere figli.
Proprio il desiderio di avere una figlia li spinse a creare una ragazza di neve che per miracolo prese vita.
Snegurochka si chiamava ed era di una bellezza senza pari oltre che diligente, brava e generosa, la figlia che tutti sognerebbero di avere.
Non ostante tutto ciò però presto smise di sorridere e ammalandosi di tristezza si rinchiuse nel silenzio e nella malinconia.
Un' estate un gruppo di ragazze la invitò nel bosco e lei pur non volendole seguire, ubbidendo ai suoi genitori che non volevano che restasse sempre sola e la volevano felice in compagnia, andò anche lei con loro .
Nel bosco accesero un grande fuoco per divertirsi e anche lei iniziò a divertirsi a cantare a ballare ma quando loro saltarono attraverso il fuoco e anche lei le seguì questo le fu fatale perchè era fatta di pura neve e il calore era troppo forte trasformandola subito in una nuvola bianca che si innalzò nel cielo e con un sussurro salutando tutti scomparve nell'immensità.
Che America avremmo se Hillary Clinton diventasse il primo presisdente donna della storia di questo amato-odiato paese? Che mondo avremmo? Migliore, peggiore, non cambierebbe nulla? Bisognerebbe avere la palla di vetro per rispondere a queste domande e io non credo nella divinazione ma mi attengo ai fatti. Innanzi tutto la signora Clinton ha dalla sua l'esperienza, come moglie di un presidente sa cosa c'è dietro le quinte della politica americana, e cosa strana ha mantenuto in parte gli ideali e l'entusiasmo di quando era una giovane studentessa che sognava per sè un brillante futuro. Può ciò bastare? Non lo so ma è già tanto. Non ha l'ipocrisia o la scaltrezza di molti politici ma ciò non può che giocare a suo favore, catturando la simpatia di molti e dando lavoro ai cronisti a caccia delle sue gaffes. Da donna ho sempre sognato una donna presidente in un paese così potente come l'America, potrebbe fallire e rivelarsi mediocre o poco "autoritaria" nel senso inascolatata ma bene o male un presidente è un presidente e la Merkel in Germania non penso che sia giudicata politicamente perchè indossa tailleurs. Hillaty ha conservato un che di naif con smorfie etc...poco presidenziali...ma di sicuro sintomo che è reale, vera e gioca poco a fare la superdonna, anche questo un punto a suo favore. E' pragmatica, forse poco creativa e fantasiosa ma non è detto che questo sia un must di un buon politico. A molti risulta antipatica, ma più della Thatcher mi sembra impossibile; i latinoamericani la amano e il loro voto conta molto in America, il sudamerica ha grandi speranze riposte in lei, così come molti afroamericani che giudicano Obama troppo ingessato. Poi è una signora , cosa che negli stati del sud ha ancora un peso, in più ha cresciuto una figlia facendola sopravvivere ad una presidenza, scherzo non da poco se teniamo presente tutte le restrizioni alla libertà che hanno gli inquilini della casa "blindata" bianca. Se fossi americana il cervello mi direbbe di votare per Obama ma il cuore penso mi farebbe scegliere lei. E'una sfida, certo un azzardo forse, ma se non ci riesce lei a cambiare l'America non ci riuscirà nessuno. Forza Hillary dunque!
Il primo grande incontro tra la cultura occidentale e la Cina avvenne sotto la dinastia Ming ma prima di notare un influsso diretto del pensiero occidentale sul pensiero cinese bisogna aspettare la dominazione mancese, durante la quale cominciò la traduzione delle grandi opere occidentali in cinese grazie alle quali i letterati confuciani iniziarono a confrontarsi con il pensiero occidentale.
La traduzione in cinese delle opere di Montesquieu, Thomas, Hamilton, Dickens, Tolstoj, solo per citare alcuni autori, furono molto apprezzate dagli intellettuali cinesi, e bene o male incisero nelle loro coscienze, modificando anche solo in parte il loro pensiero. Inoltre questo incontro diede impulso ai primi viaggi di studio di letterati cinesi che uscirono dai confini del loro paese per visitare l’occidente e per approfondire la conoscenza di questa cultura.
La lentezza con cui queste due culture vennero in contatto è significativa se pensiamo che solo nel 1861 fu fondata a Pechino una scuola ufficiale di lingue straniere. Prima di allora, infatti, seguendo una politica isolazionista, si tendeva ad escludere ogni contatto con gli occidentali. Da questo momento in poi si capì che questa tendenza era insostenibile e controproducente e per ottenere una posizione paritaria essenzialmente sul piano diplomatico della concordazione dei trattati, era indispensabile conoscere approfonditamente le lingue straniere focalizzando che il grande ostacolo che rendeva difficile i rapporti tra i cinesi e gli occidentali era la comunicazione.
A dire il vero la condizione femminile non era certo al centro degli interessi degli occidentali che ebbero i primi contatti con i cinesi, pur tuttavia inevitabilmente il pensiero occidentale, sia cristiano che illuminista, influenzò in modo considerevole il pensiero confuciano cinese nella rivalutazione della donna.
Grande autorevolezza in questo processo di dialogo la ebbero i missionari cristiani, senz’altro gli occidentali più istruiti, per lo più gesuiti, e non dimentichiamo che i maggiori illuministi occidentali provenivano proprio dalle loro scuole dove avevano imparato a rivalutare il pensiero razionale combattendo in ogni modo superstizioni e arbitri e non ostante il fatto che non la loro più grande preoccupazione fosse proprio quella di non minacciare l’ordine pubblico il concetto stesso di uguaglianza di tutti gli uomini, fortemente sostenuto grazie alla predicazione dei missionari protestanti, era in sé una affermazione sacrilega e anarchica nella complessa e coesa società cinese.
La tesi cristiana dell’uguaglianza minacciava dall’interno il sistema poiché l’intero complesso di norme che regolavano la condotta, la morale, la politica se vogliamo fin anche gli stessi rapporti famigliari, era basato sul concetto di disparità tra inferiore e superiore e su questa ripartizione dei ruoli dipendeva l’ordine pubblico.
E’ importante capire che dal punto di vista cinese, ponendo sullo stesso piano anche solo morale sudditi e imperatore, donna e uomo, si compiva un atto profondamente sovversivo che minava la piramide sociale e ne costituiva il fondamento della sua dissoluzione.
Oltre al concetto di uguaglianza anche la poligamia, fermamente avversata dai missionari soprattutto nel XIX secolo, fu un ostacolo al dialogo, infatti questa usanza principalmente diffusa tra le classi alte contrastava in modo radicale con la sacralità e unicità del matrimonio cristiano.
Un altro tema dibattuto fu il fatto che molti missionari si opposero alla fasciatura dei piedi delle donne, nelle classi alte unicamente cinesi Han, ritenendola una pratica barbara e inumana, che oltre alla mutilazione in se, limitando la mobilità di queste donne, ne accentuava lo stato di soggezione. Oltre a ciò i missionari accolsero nelle loro scuole, nei loro orfanotrofi, senza fare alcuna distinzione , sia bambini che bambine, educandoli nello stesso modo, insegnando alle donne che la prostituzione era una pratica degradante e non doveva essere accettata come di fatto lo era nella società cinese.
Concetti come la parità dei sessi, la libertà di pensiero e di critica ebbero una portata rivoluzionaria e gettarono lo scompiglio nell’immobilismo del pensiero cinese e gettarono nello stesso tempo la base di quel grande cambiamento intellettuale ed etico, prima che politico, che trasformò la Cina, da un paese quasi ancora medioevale ed arcaico, in un paese moderno.
Support & Love for Sichuan Quake Victims