Mentre tutti i principali blogs politici statunitensi si chiedono se sarà Caroline Kennedy la nuova vice Obama, rendendo la sconfitta della signora Clinton ancora più umiliante, io mi chiedo quale sarà il vice McCain e penso subito alla signora Rice: nera, donna, e sicuramente con un carattere d'acciaio.
Vediamo un po' chi è Condoleeza: sicuramente ha un padre che amava la musica, e sembra che sia un' ottima pianista.
Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Denver, è del 1954 quindi un po' più anziana ma non tanto di Barack Obama, 66° Segretario di Stato degli Stati Uniti, prima donna che c'è l'ha fatta, "yes we can..yes I did" a dimostrare "noi republicani siamo più femministi di voi", nubile e senza figli, inizia la carriera accademica all'Università di Stanford, ed in seguito è stata rettore della stessa dal 1991 al 1993.
Di religione presbiteriana, nata in Alabama,
forse troppo coinvolta con la guerra in Iraq ma i conservatori considerano sacra la lotta contro il terrorismo e si dimenticherebbero di Bush molto presto .
Comunque Obama deve far conto che dopo una campagna così aggressiva contro la Clinton, i suoi elettori faranno fatica a votarlo, e temo che questo pregiudichi parecchio la sua vittoria.
Ma la scelta della Kennedy come vice forse darà forza al suo sogno.
La Kennedy è sicuramente una candidata ideale alla vicepresidenza:è una Kennedy che ricorda molto suo padre,è laureta ad Harvard e in legge alla Columbia.
E’ un avvocato, editrice e scrittrice; presidente della Fondazione Kennedy Library, è cattolica, sposata con figli, è del 57 quindi solo un po' più vecchia di Obama, molto amata per il suo impegno sociale e in favore dell'infanzia, ha scritto due libri sui diritti civili, è sobria ed elegante, non ha scandali da farsi perdonare.
Tutto sta a come la Clinton affronterà questa scelta. Potrebbe chiedere gli esteri o la sanità, o ritirarsi dallo "staf presidenziale" in attesa di sostenere magari la figlia. Sarà interessante vedere gli sviluppi dei prossimi giorni.
C'è poco da dire McCain è un eroe e l'America ama gli eroi. Specie se tormentati, vincitori più di sè stessi, degni di grandi sfide. L'America è la terra dell' eroe solitario che cavalca verso il tramaonto magari a testa bassa e meditando sul prezzo pagato e sul coraggio a volte sprecato in cause perse. Mccain è nato in una famiglia di militari, ammiraglio era il nonno, ammiraglio nella U.S. Navy era il padre ed è un veterano della guerra in Vietnam:
è stato prigioniero, torturato, è pieno di cicatrici e tutti i reduci d'America guardano a lui, dicendosi forse ci riscatterà, non siamo oggetti inutili usati e poi abbandonati. La psicologia del reduce è complessa e oscura non scevra di rabbia e di insoddisfazione. Un militare resta un militare per tutta la vita anche se cambia la divisa per giacca e cravatta e indossa un sorriso bonario. Un militare sa di dover essere pronto a sacrificare la vita per la sicurezza dei civili. Questo è il "nemico" con cui se la deve vedere Obama.
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